L’ennesima troyata?

Stamattina come compagnia della colazione domenicale ho guardato i primi minuti di Troy: fall of a city, su Netflix (in collaborazione con BBC One). Confesso di essere un po’ scettica e pure pignola nei confronti delle fiction storiche/epiche, ma vedi mai…

In condizioni di luce assai precarie, una donna stesa su un letto urla: sta per partorire, ma c’è qualche problema tecnico. Per risolverlo, un’ostetrica ante litteram dall’aria truce sterilizza sul fuoco una sorta di pugnale arcuato, mostrandolo poi alla partoriente: lei, invece di sbarrare gli occhi terrorizzata o qualcosa di simile, distoglie lo sguardo come farebbe un gatto che ha appena visto nella ciotola del cibo poco gradito.

Segue urlo straziato/ante.

Nonostante lo sbrego appena subìto e la fatica, immediatamente dopo vediamo la puerpera sudata ma bella come uscita da una sauna del Trentino che sorride felice al bimbo fra le sue braccia. Da una tenda sbuca una bambina, fissa i due con aria per niente gaia e si stringe nervosamente le mani (questo resterà un suo tratto distintivo). La mamma dice una frase tipo: “Cassandra, ecco il tuo fratellino”. Cassandra urla.

Stacco. Paride e la mela. Le dee dal look stile fantasy. Paride è in realtà Alessandro! Finisco la colazione e ritengo finita pure la puntata.

Come sempre sono tutti fighi, anche i brutti.

Google mi dice che il gradimento è al 54%, per ora. Ah no, è appena sceso.

https://www.netflix.com/it/title/80175352

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“Black”, serie Tv coreana su Netflix

Premessa

Questa è una serie per chi non ha paura di vedersi diciotto puntate di un’ora e venti in coreano con sottotitoli in italiano assai sintetici – tipo un discorso di dieci secondi riassunto in una frase di tre parole, il che non aiuta la comprensione della complicata trama ma d’altro canto permette di non perdersi le scene – e per chi non si aspetta una seconda stagione a tutti i costi.

Trama

Black è lo spietato “tristo mietitore” n. 444, che a causa di un imprevisto finisce per indagare su un misterioso omicidio: si impadronisce del corpo di un detective morto (Han Moo-gang) e pian piano cambia completamente atteggiamento infrangendo tutte le regole dell’aldilà, compreso il divieto di innamorarsi di un’umana, ovvero Kang Ha-ram, ragazza infelice perché fin da piccola ha la capacità di prevedere la morte delle persone e perciò viene volentieri scambiata per pazza. Detto questo, la trama è piuttosto complessa, una specie di matassa dipanata lentamente in cui spesso le cose non sono come sembrano e dove si moltiplicano i colpevoli. Probabilmente la sinteticità dei sottotitoli non aiuta: vien quasi voglia di studiare il coreano.

Segni particolari dei protagonisti

Ha-ram indossa occhiali da sole per non vedere le ombre che aleggiano su chi sta per morire. Toccando le persone vede anche in che modo accadrà il decesso.

Moo-gang/444 viene soprannominato “black” per due motivi: 1. è figo come Brad Pitt nel film “Ti presento Joe Black” 2. perché solo vestendosi di nero riesce a nascondere la sua vera natura a Ha-ram. Anche se in forma umana può teletrasportarsi da un luogo all’altro, basta che ci sia una porta (spesso quella di una toilette o di un armadio).

Genere

Mix di fantasy, thriller e romance, con siparietti comici. Non ci si annoia.

Ritmo

Buono nonostante vari “repetita iuvant” dei momenti cardine.

Atmosfera

Assai tormentata, alleggerita da gag che non c’entrano niente – e forse spassose proprio per quello.

Finale

Malinconico o anche no, dipende dai punti di vista.

Cosa mi è piaciuto

Confesso di aver faticato un po’ ad arrivare alla fine della prima puntata, ma non per poco interesse nella storia, anzi, quello mi ha aiutato a superare il personaggio che sbaglia mira e si piscia su una mano, quello che vomita e ti fanno vedere COSA vomita, il detective che fruga nel cadavere. Insomma, qui di patinato c’è ben poco, ci sono poliziotti “sfigati” in uffici squallidi – s’intravede pure il telefono sporco – ci sono attori VERAMENTE brutti o anonimi o con visi ordinari, con il risultato di mettere in particolare risalto le poche bellezze maschili e femminili. Alcuni poliziotti hanno strane abitudini, si urlano contro, si menano, si mordono… in generale i sentimenti e i dilemmi interiori sono un po’ sopra le righe eppure molto umani.

Alla fine della serie ho scoperto (da un accenno nei sottotitoli) che alcune vicende sono ispirate a veri scandali e situazioni spinose della società coreana – come il crollo di un centro commerciale con numerose vittime, la prostituzione minorile, l’alto tasso di suicidi.

Cosa mi è piaciuto meno

Qualche defaillance narrativa – personaggi accantonati in fretta o abbandonati, situazioni poco risolte, telecamere di sorveglianza piazzate “casualmente” su una scogliera così da scoprire quel che c’era da scoprire – e un paradosso finale poco chiaro. Qualche errore di montaggio. Il tutto superato con la curiosità di sapere chi era il colpevole e come sarebbe finita la castissima e impossibile storia d’amore.

Lo consiglio?

Vedi premessa. Io intanto passo alla prossima serie coreana.


Intervista a Berlikete

Fra le mie varie collaborazioni annovero il magazine online BANGthemag: in questo numero mi sono divertita a intervistare l’illustratore Berlikete (Marcello Bellina), e credo si sia divertito anche lui…

https://madmagz.com/magazine/1117426#/page/10


Francesco Paolo de Ceglia . Il segreto di san Gennaro . Einaudi

Era il 13 agosto 1389 quando per la prima volta il sangue di san Gennaro manifestò la sua magica virtù, all’epoca non ancora foriera di vaticini. O meglio, questa è la prima data ufficiale in cui il santo umore fu visto «liquefatto come se quel giorno fosse uscito dal corpo di san Gennaro» a più di mille anni dalla data della morte, presunta come l’intera biografia del martire, creata dalla fede fondendo dati incerti, leggende e fantasia. Fra le innumerevoli reliquie in circolazione non era nemmeno l’unica nel suo genere: eppure le due ampolle di liquido rosso sono state capaci di catalizzare fervori, speranze, dispute e giochi di potere, coinvolgendo oltre al clero e ai fedeli tutta una serie di scienziati, filosofi, politici, truffatori, in una girandola di vicende dai risvolti intriganti. A seguire le tracce di una storia legata a filo doppio con quella della città di Napoli è Francesco Paolo de Ceglia con il saggio «Il segreto di san Gennaro», pubblicato da Einaudi. Il titolo a effetto è meglio definito dall’ossimorico sottotitolo «Storia naturale di un miracolo napoletano», a precisare una ricostruzione storica in chiave antropologica degli sforzi compiuti nei secoli per concettualizzare un fenomeno assai più complesso di quanto sembra e che porta a confrontarsi con i confini tra naturale e soprannaturale, vita e morte, conoscibile e ignoto.
Appassionante come un thriller, tra divulgativo ed erudito il saggio prende in esame la creazione del miracolo, i dubbi sull’autenticità e sulla santità della reliquia (secondo la teoria della cruentazione il sangue dovrebbe liquefarsi/mostrarsi solo mettendo a confronto cadavere e presunto assassino), la nascita del rituale ripetuto a cadenze stabilite, i tentativi di riprodurre un liquido con le stesse caratteristiche del santo sangue – anche da parte del leggendario Principe di Sansevero –, i detrattori finiti nel mirino dell’Inquisizione. L’ultimo capitolo chiude con una panoramica sulle scoperte recenti relative alle misteriose ampolle: alcune buone ipotesi, nessuna spiegazione definitiva.
Dopo aver declassato san Gennaro, la Chiesa cattolica oggi definisce prodigio quello che per secoli è stato a tutti gli effetti considerato un miracolo; ma il fascino della liquefazione resta immutato e un’eventuale futura spiegazione scientifica nulla potrà togliere al bagaglio di storia e sanguigne passioni generate nei secoli

Gazzetta di Parma, 10 agosto 2017

SAN-GENNARO


Syusy Blady . I miei viaggi che raccontano tutta un’altra storia . Nexus / Verdechiaro


Viaggio a Lanzarote

Un piccolo reportage nato da una vacanza. Specifica: titoli e sottotitoli non sono miei, così come un’aggiunta nella sezione “spiagge”


Post of the past

Raccolta di alcuni articoli da me redatti per il blog della casa editrice Fermoeditore, attualmente ancora presenti sul sito ma indicati come “redazione” e senza firma.