Mini intervista a Simon Tofield

L’ho incontrato al Wow di Milano durante la presentazione di un suo libro, ho dovuto inventare qualche domanda al momento…

Il “gatto di Simon” – quello vero – ha un nome?

Al personaggio non ho mai dato un nome, anche perché alle ragazze piace pensare che sia femmina, ai ragazzi che sia maschio, quindi chiamandolo Simon’s Cat ognuno può riferirlo alla propria personalità… è stato il mio gattino Hugh a darmi lo spunto per il personaggio, quindi per me è un maschio; all’inizio delle storie il sesso era più indeterminato, adesso si capisce meglio che si tratta di un maschietto

Ai tuoi gatti paghi le royalties, magari in croccantini?

(ride) Ogni tanto gli do’ qualche oggettino di merchandising con cui giocare, o magari gli regalo una ciotola…

Il tuo gatto a fumetti preferito?

Felix, perché era il primo, lo vedo come il gatto a fumetti originale

Senti di aver contribuito a migliorare il rapporto tra umani e felini attraverso il sorriso?

Lo spero… mostro tutto quel c’è di peggio nei gatti ma la gente li ama lo stesso; svelo qualche segreto del carattere felino, però ci sono anche molte risate e molto amore

Banale curiosità da gattari: che cibo preferisce Hugh?

Pesce, o cibo a base di pesce


Intervista a Massimo Cavezzali

Dove l’avete già visto? Massimo Cavezzali, prolifico fumettista ravennate di nascita ma fiorentino d’adozione, è apparso ovunque: sulle riviste Il Mago, Lupo Alberto, Orient Express, Tango, Comix, Il monello, Il Grifo e, grazie alla sua passione per la musica, su testate di musica e attualità come Ciao 2001 e Tutto. Senza citare i libri, fra cui l’ultimo nato, il Filosafario (o si dice Filosofario?).

Visto che dovrei riassumere la biografia di Cavez – così si firma – tagliando a man bassa, preferisco darvi come riferimento il sito Slumberland, di cui l’autore mi dice: «Per la biografia, Slumberland può andare bene. Non è completa, mancano un sacco di cose, i libri sono tanti, una ventina, più tutto il resto, libretti, albetti, cosette, cosine, mostre e varia… anni fa un editore tentò un libro con la dettagliata descrizione di tutte le pubblicazioni, una cosa terrificante. Ho fatto troppe cose. Molte disperse».

Quindi, avanti con le domande.

La tua produzione è vastissima: Ava la sexypapera, le biografie a fumetti, la ragazza dei gatti, i consigli agli adolescenti, DIO, il giallo… come sei arrivato al Filosafario? Crei le tue vignette d’impulso, ci pensi, o le hai già tutte nel famoso cassetto e le elargisci con parsimonia?

«Più che un cassetto ho una testa con molte stanze. In una ci abita l’omino col nasone che dice le frasi. Sono tutte cose nuove, scritte giorno dopo giorno, ma non è proprio pensare, qualcuna forse la pensa l’omino per conto suo, qualcuna mi viene d’impulso, qualcuna così da sola, vagante. A seconda di quello che leggo, o vedo, o faccio o anche penso, si attivano delle molecole che mi danno una specie di risposta. Dato che in quel momento non sono mai seduto al tavolino davanti al foglio, cerco di memorizzarla oppure me la appunto. Poi qualcuna la faccio, qualcuna la butto, qualcuna va bene, qualcuna la rielaboro»

A quale personaggio/striscia sei più affezionato?

«Ogni cosa che ho fatto ha detto quello che doveva dire. Per questo sono affezionato a tutte»

Chi è quel tipo col nasone, gli occhioni e la bocca spalancata che si ritrova in molti tuoi lavori?

«Se è tutti sono anche io»

Sei più creativo quando sei di buonumore o quando sei di cattivo umore?

«La risposta è facile. Io non sono mai di cattivo umore»

Quando sei arrivato su Facebook ti aspettavi la folla di – meritati – fan adoranti e pronti all’elogio che hai trovato?

«No, e mi incuriosisce sempre vedere le reazioni. Pubblicando sui giornali non c’è questo rapporto immediato. Si è un po’ isolati. È bello scoprire la capacità di percezione di chi legge. Sono contento di avere fatto questa esperienza»

Come vedi il panorama fumettistico attuale?

«Da dove si vede codesto panorama?»

Come hai conosciuto la ComixComunity di Reggio Emilia, con cui hai pubblicato Piglia e Dalla, un volume di Ava Galaxy, e ora Il Filosafario?

«Se mi ricordo bene mi hanno contattato loro. Conosco le voci nel telefono. Mi sembrano voci simpatiche»

Link all’articolo: Intervista a Massimo Cavezzali


Breve intervista a Leo Ortolani

Qualche anno fa (dal ’93 al ’97 per l’esattezza) un abile fumettista si aggirava fra le pagine della Gazzetta, producendosi in strisce, Quelli di Parma, e in vignette a commento di alcuni articoli. Da allora Leonardo Ortolani ne ha fatta di strada: il topesco supereroe che l’ha reso famoso, Rat-Man, inizialmente autoprodotto ma subito “adottato” dalla Marvel Italia (oggi Panini Comics), ha toccato a settembre quota 50 albi, e si prepara a sbarcare in televisione sotto forma di cartone animato. Da poco presentata in occasione di Lucca Comics and Games 2005, la serie prevede 52 episodi probabilmente in onda dall’autunno 2006. Ma Ortolani, chi è costui? Leonardo detto Leo emette il primo vagito a Pisa nel 1967 e l’anno dopo diventa parmigiano; leggenda vuole che prima dei quattro anni abbia iniziato a “pasticciare” dedicandosi soprattutto ai dinosauri (galeotto fu un libro regalatogli dal nonno). Leo cresce accompagnato da Topolino, il Corriere dei Piccoli, Il Giornalino, e a un certo punto scopre i supereroi, in particolare i Fantastici Quattro di Jack Kirby, dai quali resta definitivamente folgorato. In una parodia della serie Tv Spazio: 1999, del 1976, appaiono i primi personaggi dal muso scimmiesco da cui discenderà Rat-Man, pubblicato per la prima volta nell’89 su Spot, trimestrale per esordienti, e consacrato l’anno successivo a Lucca dove riceve il premio per la migliore sceneggiatura.
Per il supereroe – super ma non troppo – travestito da topo, Ortolani afferma di essersi ispirato all’Uomo Ragno, mentre gli iniziali riferimenti a Batman sono gradualmente passati in secondo piano: il personaggio si è trasformato in eroe metropolitano, avvicinandosi di più al lettore. Rat-Man si basa, fondamentalmente, sulla presa in giro dei tic dei supereroi, con uno stile divertentissimo che unisce azione e gag comiche. Chi non avesse mai letto nulla può iniziare anche domani: ogni storia ha il pregio di far sentire il lettore immediatamente “di casa”. Potrei parlare di altri lavori di Leo, fra i quali le storie mai narrate dei Fantastici Quattro, o della collaborazione con Bonvi, o dei tanti premi ricevuti, ma troverete tutto questo (e le informazioni fornite finora) sul sito http://www.ratman.it, insieme ad illustrazioni, curiosità ed altro. Ecco invece qualche domanda veloce rivolta direttamente a Ortolani.“Nemo propheta in patria”, si dice… ti senti apprezzato dai lettori parmigiani?
“Direi molto, a giudicare dagli incontri con i lettori, ultimo dei quali risalente al dicembre del 2004. Una lunga fila di fan che ringrazio per il loro affetto nei confronti del mio personaggio!”

Chi è il tuo lettore-tipo?
“Credo sia una persona che fondamentalmente cerca, oltre la risata, un diverso punto di vista sulla vita di tutti i giorni”

Chi doppierà il Rat-Man animato?
“Il bravo Andrea Ward, che sarà anche il direttore del doppiaggio”

Dove trovi tutte quelle idee?
“Le cerco! Una faticaccia!”

Quale domanda non ti hanno mai fatto? Quale risposta non hai mai dato?
“Di solito non rispondo quando mi chiedono qualcosa in un’altra lingua. Anche per questo motivo non so se una cosa me l’hanno chiesta o meno. Io dico sempre “Yes, very much!” Poi indico un punto alle spalle dell’interlocutore e quando si volta ne approfitto per fuggire”.

Questo è quanto sono riuscita ad estorcere all’impegnatissimo Leo… lo ringrazio e, alla Rat-Man, “fletto i muscoli e sono nel vuoto”.

Pubblicata su Gazzetta di Parma – dicembre 2005