Viaggio in Haslital (Svizzera)

Haslital


Viaggio a Lisbona

Dove ho avuto il piacere di conoscere Maurizio Di Maggio di RMC 🙂

Lisbona

 


Viaggio a Innsbruck e dintorni

Innsbruck


Daniela Grandi . Cose da salvare prima di innamorarsi . Newton Compton

«Avete fatto caso che appena ti impegni con qualcuno spuntano fuori almeno tre uomini interessanti mentre prima, quando eri sola e sfigata, incontravi solo ruderi?». Una legge non scritta eppure innegabile, nella quale incappa la giornalista Amanda, di Parma, impiegata presso un quotidiano e innamoratissima di Mathieu, professione insegnante, residenza… Parigi. Di età imprecisata (dopo i trenta, sembra di capire), tranquilla, ironica e intelligente, amante del cibo, Amanda viene trasferita a RadioCuore per far posto alla stagista Rossella, dotata di scarso cervello e molte curve. Ironia della sorte, il nuovo capo somiglia all’attore Ashton Kutcher – specialmente quando sorride – e pare interessato alla neoarrivata. Tentata dal bel direttore, fra un dilemma amoroso e l’altro Amanda si fa coinvolgere dalle amiche di vecchia data in una vicenda alla «Charlie’s Angels» in salsa casereccia, legata al rapimento di un imprenditore locale.

Daniela Grandi, autrice di «Cose da salvare prima di innamorarsi» edito da Newton Compton, è parmigiana e giornalista come la protagonista del suo libro, vive a Roma e lavora a La7. Dopo il romanzo «Il club dei pettegolezzi», con il suo nuovo lavoro Daniela voleva divertire e c’è riuscita. Soprattutto per chi abita in questa città, è piuttosto comico trovarsi alle prese con una variante di «Sex and the City» dove il gruppo di amiche è soprannominato «le Ghise» causa timidezze di gioventù, dove ogni tanto qualcuno parla in dialetto, il rapito fa il prosciuttaio, i cognomi sono già sentiti mille volte. Tutto molto familiare insomma, ma con ritmo, humor, leggerezza, anche nella critica all’avidità imperante; senza tralasciare una vena di affetto per le tradizioni e per alcune tipicità cittadine.

Alla fine del romanzo, Amanda lascia sé stessa e il lettore in sospeso sulle proprie scelte, forse per lasciar aperta la porta a una terza puntata di avventure delle amiche-detective improvvisate e pasticcione. Al quesito sulle cose da salvare prima d’innamorarsi darà risposta Rossella, “Tetton Stagist” e tipo pratico: meglio salvare la linea, perché una volta conquistata l’ambita preda, in coppia, ci si rilassa e si mette su peso.


Mini intervista a Simon Tofield

L’ho incontrato al Wow di Milano durante la presentazione di un suo libro, ho dovuto inventare qualche domanda al momento…

Il “gatto di Simon” – quello vero – ha un nome?

Al personaggio non ho mai dato un nome, anche perché alle ragazze piace pensare che sia femmina, ai ragazzi che sia maschio, quindi chiamandolo Simon’s Cat ognuno può riferirlo alla propria personalità… è stato il mio gattino Hugh a darmi lo spunto per il personaggio, quindi per me è un maschio; all’inizio delle storie il sesso era più indeterminato, adesso si capisce meglio che si tratta di un maschietto

Ai tuoi gatti paghi le royalties, magari in croccantini?

(ride) Ogni tanto gli do’ qualche oggettino di merchandising con cui giocare, o magari gli regalo una ciotola…

Il tuo gatto a fumetti preferito?

Felix, perché era il primo, lo vedo come il gatto a fumetti originale

Senti di aver contribuito a migliorare il rapporto tra umani e felini attraverso il sorriso?

Lo spero… mostro tutto quel c’è di peggio nei gatti ma la gente li ama lo stesso; svelo qualche segreto del carattere felino, però ci sono anche molte risate e molto amore

Banale curiosità da gattari: che cibo preferisce Hugh?

Pesce, o cibo a base di pesce


Intervista a Massimo Cavezzali

Dove l’avete già visto? Massimo Cavezzali, prolifico fumettista ravennate di nascita ma fiorentino d’adozione, è apparso ovunque: sulle riviste Il Mago, Lupo Alberto, Orient Express, Tango, Comix, Il monello, Il Grifo e, grazie alla sua passione per la musica, su testate di musica e attualità come Ciao 2001 e Tutto. Senza citare i libri, fra cui l’ultimo nato, il Filosafario (o si dice Filosofario?).

Visto che dovrei riassumere la biografia di Cavez – così si firma – tagliando a man bassa, preferisco darvi come riferimento il sito Slumberland, di cui l’autore mi dice: «Per la biografia, Slumberland può andare bene. Non è completa, mancano un sacco di cose, i libri sono tanti, una ventina, più tutto il resto, libretti, albetti, cosette, cosine, mostre e varia… anni fa un editore tentò un libro con la dettagliata descrizione di tutte le pubblicazioni, una cosa terrificante. Ho fatto troppe cose. Molte disperse».

Quindi, avanti con le domande.

La tua produzione è vastissima: Ava la sexypapera, le biografie a fumetti, la ragazza dei gatti, i consigli agli adolescenti, DIO, il giallo… come sei arrivato al Filosafario? Crei le tue vignette d’impulso, ci pensi, o le hai già tutte nel famoso cassetto e le elargisci con parsimonia?

«Più che un cassetto ho una testa con molte stanze. In una ci abita l’omino col nasone che dice le frasi. Sono tutte cose nuove, scritte giorno dopo giorno, ma non è proprio pensare, qualcuna forse la pensa l’omino per conto suo, qualcuna mi viene d’impulso, qualcuna così da sola, vagante. A seconda di quello che leggo, o vedo, o faccio o anche penso, si attivano delle molecole che mi danno una specie di risposta. Dato che in quel momento non sono mai seduto al tavolino davanti al foglio, cerco di memorizzarla oppure me la appunto. Poi qualcuna la faccio, qualcuna la butto, qualcuna va bene, qualcuna la rielaboro»

A quale personaggio/striscia sei più affezionato?

«Ogni cosa che ho fatto ha detto quello che doveva dire. Per questo sono affezionato a tutte»

Chi è quel tipo col nasone, gli occhioni e la bocca spalancata che si ritrova in molti tuoi lavori?

«Se è tutti sono anche io»

Sei più creativo quando sei di buonumore o quando sei di cattivo umore?

«La risposta è facile. Io non sono mai di cattivo umore»

Quando sei arrivato su Facebook ti aspettavi la folla di – meritati – fan adoranti e pronti all’elogio che hai trovato?

«No, e mi incuriosisce sempre vedere le reazioni. Pubblicando sui giornali non c’è questo rapporto immediato. Si è un po’ isolati. È bello scoprire la capacità di percezione di chi legge. Sono contento di avere fatto questa esperienza»

Come vedi il panorama fumettistico attuale?

«Da dove si vede codesto panorama?»

Come hai conosciuto la ComixComunity di Reggio Emilia, con cui hai pubblicato Piglia e Dalla, un volume di Ava Galaxy, e ora Il Filosafario?

«Se mi ricordo bene mi hanno contattato loro. Conosco le voci nel telefono. Mi sembrano voci simpatiche»

Link all’articolo: Intervista a Massimo Cavezzali


Roddy Doyle . Due pinte di birra . Guanda

È iniziato tutto per caso. Immaginiamo Roddy Doyle dopo aver scritto un racconto il cui protagonista doveva aprire un account Facebook. Curioso ma ignorante in materia, e dopo aver chiesto informazioni ai figli sopportandone gli sguardi di commiserazione, lo scrittore prende confidenza con lo strumento e all’inizio lo apprezza molto: soprattutto in viaggio, dove lo preferisce alla televisione. Colpito dalle reazioni degli utenti alla visita di Barack Obama alla regina Elisabetta, Doyle decide di scrivere al proposito un breve dialogo fra due uomini di mezza età e di classe operaia, seduti al bar, senza dar loro un nome o una descrizione… ottenendo un inaspettato successo: like, condivisioni, commenti di ogni genere. Alcuni editori hanno chiesto a Doyle di pubblicare i contenuti della pagina Facebook, e così da quindici mesi di post è nato «Two Pints», edito da Guanda con il titolo «Due pinte di birra».

Il lavoro più difficile per lo scrittore è stato scegliere cosa inserire nel libro, creando botta-e-risposta lunghi una pagina o due, datati a partire dal 24 maggio 2011 fino al 31 dicembre 2012. La coppia di amici è poco politicamente corretta, non disdegna il turpiloquio, è insomma libera di dire quel che gli pare in una sorta di fuga dalla realtà aiutata dall’alcol. Alcuni argomenti vedono i due protagonisti più ferrati rispetto ad altri (con zero in geografia), spaziano dalla politica ai personaggi famosi – specie se appena defunti, passando per l’immancabile calcio; la prima conversazione è appunto su Obama, poi ci sono personaggi ricorrenti come Gheddafi in un continuo qui pro quo fra il dittatore e un gestore di fish and chips, o come il piccolo Damien, futuro scienziato – stilista di moda? – portato a sperimentare sugli animali. Il tutto in chiave decisamente patriottica, tanto che i due fingono di non sapere chi sia Kate Middleton e con chi sia sposata. Gli scambi di opinioni fra gli amici sono ironico/surreali e davvero spassosi; il risultato, quasi paradossale se si pensa alla genesi di «Due pinte di birra», è un omaggio al rapporto interpersonale: anche il pub è un social network in fondo, «un luogo dove la gente si ritrova e chiacchiera – LOL».

Pubblicato su Gazzetta di Parma